Teatro e Storia

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L'Attore Civile. Una riflessione fra teatro e storia attraverso un secolo di eventi all'Accademia dei Filodrammatici di Milano Paola Bigatto, Renata M. Molinari Corazzano, Titivillus, 2012

Un libro pensato come un tracciato drammaturgico a partire da alcune vicende storiche colte sulle scene del Teatro dei Filodrammatici e nelle aule dell'annessa Accademia. Ogni capitolo si articola attorno a una data precisa, in cui l'attività spettacolare e quella pedagogica si sono più intensamente relazionate con la vita politica e culturale della città. Ma i nodi vengono sempre messi a fuoco con ottica teatrale, ruotando in-torno a questioni fondamentali come i dilettanti, la pedagogia, il professionismo. L'attore civile che dà il titolo al volume è quello che si assume la responsabilità del suo fare scenico come del suo dire; e viene presentato storicamente con vari connotati: giacobino, patriota, professionista, sensitivo, vate. Si comincia con Vittorio Alfieri e Gustavo Modena e si finisce con Eleonora Duse: protagonista dello spettacolo di riapertura del teatro restaurato il 20 gennaio 1923, ma anche spettatrice di una recita della scuola con Marta Abba e amica di Ofelia Mazzoni, che nell'Accademia insegnò l'arte della lettura [Laura Mariani].


Un teatro attraversato dal mondo. Il Theacute;?tre du Soleil oggi Silvia Bottiroli, Roberta Gandolfi Corazzano, Titivillus, 2012

Un volume concentrato sugli ultimi dieci anni del teatro di Ariane Mnouchkine, e soprattutto su spettacoli come Le dernier caravanseacute;rail, Les eacute;pheacute;mères, Les naufrageacute;s du fol espoir: sui processi creativi e l'identità corale del teatro. Con la collaborazione di Beacute;atrice Picon-Vallin (Visioni: il cine-teatro della troupe del Soleil). Il libro dà voce anche alle persone del Soleil: da Ariane Mnouchkine a Heacute;lène Cixous, da Charles-Henri Bradier ai diversi attori. è completato da Teatrografia e Filmografia della Mnouchkine, e da una Bibliografia selettiva degli studi sul Soleil. La storia del teatro è schizzata nell'Introduzione. Per informazioni, documenti, interviste, testi critici e materiali iconografici, cfr. anche il sito, ampio e completo, del Theacute;?tre du Soleil ( HYPERLINK "http://www.thea-tre-du-soleil.fr" www.thea-tre-du-soleil.fr).


Prospettive su teatro e neuroscienze. Dialoghi e sperimentazioni Clelia Falletti, Gabriele Sofia (a cura di) Roma, Bulzoni, 2012

Il volume raccoglie gli atti del Terzo Convegno Internazionale "Dialoghi tra teatro e neuroscienze", che si è tenuto alla Sapienza Università di Roma nel mese di marzo del 2011. La discussione ha spaziato dall'an-tropologia teatrale all'etnoscenologia; dagli studi sui neuroni specchio alle ricerche neuroscientifiche sull'interazione e l'identità personale; dalle teorie sull'embodiment alla dimensione fisiologica della volontà, passando per i problemi di epistemologia, filosofia, pedagogia e teatroterapia, fino ai paradigmi della neuroestetica e della musicologia. Il volume comprende gli interventi degli studiosi Marina Righetti, Clelia Falletti, Jean-Marie Pradier, Luciano Mariti, Maria Alessandra Umiltà, Marcello Costantini, Marco De Marinis, Ilaria Bufalari, Salvatore Aglioti, Gabriele Sofia, Giovanni Mirabella, Victor Jacono, Fabrizio Deriu, Paolo Asso, Chiara Cappelletto, Carlo Infante, Nicola Modugno e Imogen Kusch, e il contributo di dieci dottorandi provenienti dall'Italia e dall'estero [Gabriele Sofia].


Victor Hugo, Angelo, Tyran de Padoue, edizione complanare e fonti per lo studio della prima messinscena A cura di Elena Randi, con la collaborazione di Simona Brunetti, Franco Benucci, Barbara Volponi, Gessica Scapin, Firenze, Le Lettere, 2012, pp. 552, 20 ill.

L'edizione "complanare" (o sinottica) pubblica su quattro colonne accostate: il testo del manoscritto autografo del dramma di Hugo, il copione del suggeritore per la prima messinscena (Comeacute;die Fran?aise, con Marie Dorval e Mlle Mars, 1835), il testo della prima edizione a stampa (1835) e quello dell'ultima pubblicata vivente l'autore (1882). Oltre a ciò, un'ampia scelta di documenti riguardanti la direzione della messinscena ad opera di Hugo (era un obbligo per gli autori, nel caso d'una novità: ben poco a che vedere con quel che verrà chiamato "regia"); documenti sul processo cui il dramma venne sottoposto; una buona antologia di recensioni del 1835 e della "ripresa" nella stagione 1836-1837, cui si aggiunge l'ampia recensione di Theacute;ophile Gautier per l'interpretazione della Rachel, nel maggio del 1852 al Theacute;?tre de la Reacute;publique. Il volume, accuratissimo negli apparati, è stato pensato come una ricerca d'eacute;quipe (condotta con il contributo delle Università di Verona e di Padova) su un'importante opera drammatica dove le problematiche del testo e della sua stampa vanno osservate anche tenendo conto delle problematiche relative alle sue prime messe in scena [Ferdinando Taviani].


L'Attore Civile. Una riflessione fra teatro e storia attraverso un secolo di eventi all'Accademia dei Filodrammatici di Milano Renata M. Molinari, Paola Bigatto Corazzano, Titivillus, 2012

Un libro pensato come un tracciato drammaturgico a partire da alcune vicende storiche colte sulle scene del Teatro dei Filodrammatici e nelle aule dell'annessa Accademia. Ogni capitolo si articola attorno a una data precisa, in cui l'attività spettacolare e quella pedagogica si sono più intensamente relazionate con la vita politica e culturale della città. Ma i nodi vengono sempre messi a fuoco con ottica teatrale, ruotando intorno a questioni fondamentali come i dilettanti, la pedagogia, il professionismo. L'attore civile che dà il titolo al volume è quello che si assume la responsabilità del suo fare scenico come del suo dire; e viene presentato storicamente con vari connotati: giacobino, patriota, professionista, sensitivo, vate. Si comincia con Vittorio Alfieri e Gustavo Modena e si finisce con Eleonora Duse: protagonista dello spettacolo di riapertura del teatro restaurato il 20 gennaio 1923, ma anche spettatrice di una recita della scuola con Marta Abba e amica di Ofelia Mazzoni, che nell'Accademia insegnò l'arte della lettura [Laura Mariani].


Den fjerde d?r. P? vej med Odin Teatret (La quarta porta. In cammino con l'Odin Teatret) Iben Nagel Rasmussen K?behavn, Nyt Nordisk Forlag Arnold Busck, 2012

Il titolo del volume viene da una delle Poesie di Svendborg di Bertolt Brecht, Luogo d'asilo, descrizione di una delle case dell'esilio ? il tetto di paglia che difende dal vento, l'altalena sistemata per i bambini, la posizione che permette di guardare lontano. La casa ha quattro porte, per fuggire. è un titolo allusivo e fascinoso per un libro dedicato al senso pro-fondo di una delle pratiche per cui l'Odin Teatret è famoso, il "baratto". Una casa è tale quando ti offre un tetto. E una possibilità di fuga. Quando Iben Nagel Rasmussen scrive sull'Odin, in cui è attrice dal 1966, sembra mettersi fra parentesi. è il suo modo di prendere posizione. è una vera scrittrice. Anche questa volta, come nel caso de Il cavallo cieco, il suo libro affronta un aspetto centrale dell'Odin. Nel primo libro, si trattava della genesi degli spettacoli nella mente del loro regista-drammaturgo. Questa volta, l'argomento è il baratto, "inventato" ? o scoperto ? dall'Odin Teatret tra il 1974 e il '75, nel corso della lunga permanenza in Sud Italia, tra Salento e Sardegna. In quei mesi, e in quella situazione, a Carpignano Salentino, a Ollolai e in Barbagia, sono state create molte cose nuove: i primi spettacoli di strada dell'Odin, i suoi rari spettacoli di clown, le prime attività all'aperto. Il teatro aveva scelto di condividere, per qualche mese, la vita di paesi e di persone lontani dal teatro. Allora, era uno scenario desueto. è all'interno di questa situazione che nasce anche la pratica del baratto: il dono di uno spettacolo a una comunità, in cambio di una risposta sempre in termini di spettacolo. Per gli spettatori dell'Odin, i baratti compiuti in minuscoli o sperduti paesi, lontano dalla Danimarca, e non solo in senso geografico, in luoghi devastati dalla miseria, dalla dittatura, dal terrorismo e dalla paura, sono apparsi come un modo di prendere posizione, un atto profondamente politico. Hanno commosso. Il libro di Iben Nagel Rasmussen ci testimonia dall'interno questo volto amato e importante dell'Odin Teatret. Lo fa attraverso una documentazione fotografica particolarmente bella e un intreccio di voci: gli attori, il regista e alcuni dei più stretti collaboratori dell'Odin raccontano le loro esperienze e i "loro" baratti, in diversi contesti ? piazze, carceri, scuole, ospedali d'Europa, del Sudamerica, dell'Africa e dell'Asia. Sfogliando le fotografie li immaginiamo. Speriamo di poter leggere presto questi racconti in italiano.


Alquimistas do palco. Os laborat?rios teatrais na Europa Mirella Schino. Traduzione di Anita K. Guim?raes e Maria Clara Cescato. S?o Paulo, Perspectiva, 2012

è l'edizione brasiliana del volume Alchemists of the stage. Theatre Laboratories in Europe, Holstebro-Malta-Wroclaw, Icarus Publishing Enterprise, 2009.


Prospettive su teatro e neuroscienze. Dialoghi e sperimentazioni Gabriele Sofia, Clelia Falletti (a cura di) Roma, Bulzoni, 2012.

Il volume raccoglie gli atti del Terzo Convegno Internazionale "Dialoghi tra teatro e neuroscienze", che si è tenuto alla Sapienza Università di Roma nel mese di marzo del 2011. La discussione ha spaziato dall'an-tropologia teatrale all'etnoscenologia; dagli studi sui neuroni specchio alle ricerche neuroscientifiche sull'interazione e l'identità personale; dalle teorie sull'embodiment alla dimensione fisiologica della volontà, passando per i problemi di epistemologia, filosofia, pedagogia e teatroterapia, fino ai paradigmi della neuroestetica e della musicologia. Il volume comprende gli interventi degli studiosi Marina Righetti, Clelia Falletti, Jean-Marie Pradier, Luciano Mariti, Maria Alessandra Umiltà, Marcello Costantini, Marco De Marinis, Ilaria Bufalari, Salvatore Aglioti, Gabriele Sofia, Giovanni Mirabella, Victor Jacono, Fabrizio Deriu, Paolo Asso, Chiara Cappelletto, Carlo Infante, Nicola Modugno e Imogen Kusch, e il contributo di dieci dottorandi provenienti dall'Italia e dall'estero [Gabriele Sofia].


Il teatro della coscienza. Tre messe in scena dai romanzi di Dostoevskij Andrzej Wajda Corazzano, Titivillus, 2012

Si tratta dell'edizione italiana di un volume, pubblicato in Polonia nel 1989, che riunisce materiali relativi a tre spettacoli d'eccezione, le tre messinscene dostoevskiane di Wajda (copioni, annotazioni di regia, schizzi originali di Wajda, saggi critici di Maciej Karpinski e Joanna Walaszek). L'edizione italiana è a cura di Silvia Parlagreco. La traduzione, talvolta un po' piatta, è di Margherita Bacigalupo.


Gian Lorenzo Bernini e il teatro dell’Arte Elena Tamburini Firenze, Le Lettere, 2012

Il libro raccoglie i risultati di molti anni di studi condotti da Elena Tamburini sul teatro del Bernini e i suoi contesti. E però l’autrice ha meritoriamente resistito alla tentazione d’inserire l’eccezione Bernini fra i panorami scolasticamente regolati del teatro del suo tempo. Ha giocato di rovescio partendo dal contrario, dalle diverse sfaccettature dell’eccezione, dalle quali rimbalza verso altrettanti aspetti del teatro barocco e degli studi ad esso collegati – senza troppo affliggersi ed affliggere il lettore alla ricerca d’una fittizia coerenza formale del panorama complessivo. Probabilmente non c’era altro modo per fare onore ad un teatro sapiente, ma fuggitivo. Il risultato è un libro che sa allargarsi – e a volte sa dilagare – senza pretendere di sistematizzarsi, e che sa organizzarsi senza ricorrere all’organicità posticcia d’un format. Da quando, all’inizio del secolo scorso, la libera e multiforme attività scenica di Gian Lorenzo Bernini e della sua «bottega» s’è imposta all’attenzione degli studiosi, essa non ha mai smesso d’essere un tema surriscaldato per il contrasto fra il peso delle notizie e la loro penuria. In questa morsa, l’immaginazione storiografica ha spesso rischiato d’enfiarsi, lasciando rotolare l’ecfrasi verso il semplicismo della confusione [f.t.].


Ermanna Montanari: fare-disfare-rifare nel Teatro delle Albe Laura Mariani Corazzano, Titivillus, 2012

«Alcuni libri rappresentano un inizio per chi li scrive. Questo lo è per me, anche se fili antichi mi legano a Ermanna Montanari e al Teatro delle Albe»: così l’autrice fin dalle prime pagine. Si capisce sùbito che non si pone nella posizione dei disinvolti dragomanni che si incaricano di spiegare le attrici e gli attori ai lettori appassionati di teatro, creando caselle e immaginarie geografie che in genere non corrispondono a nulla di visibile e di sensato. Qui tutto il libro è una ragnatela di dialoghi, di incertezze, di approssimazioni delicate. Non si perde mai la sensazione che parlare e pensare l’attore significhi addentrarsi in un mondo misterioso non per i suoi segreti, ma per la sua delicatezza. Un insegnamento che all’autrice giunge attraverso il pensiero di Claudio Meldolesi, il compagno morto da poco, che a lei – e a noi – ha molto insegnato senza insegnare. Dialoghi e approssimazioni delicate servono all’autrice per far comprendere la simbiosi personale che ha legato fin dall’adolescenza, dalla scuola, e dall’urto fra le differenti origini famigliari e di classe, le personalità di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, dei compagni e delle compagne che a loro si sono legati in séguito, dando vita ad una delle più imprevedibili, efficaci e valorose realtà teatrali italiane. Talmente radicata nei suoi luoghi d’origine da poter creare duraturi legami con teatri e compagnie di paesi lontani. Queste avventure che si potrebbero chiamare «politiche» e «sociali», o addirittura «strategiche», non sono, in fin dei conti, sostanzialmente più facili da capire e da spiegare di quelle che conducono Ermanna Montanari dall’una all’altra delle figure dei suoi «canzonieri», da Beatrice Cenci ad Alcina e all’Avaro di Molière. Il fatto è che sia Laura Mariani che Ermanna Montanari e Marco Martinelli sanno assai bene, ciascuno a suo modo, che il teatro non si riduce ad essere, come sembra, «spettacolo dal vivo», ma è arte di persona. Sia «arte» che «persona» indicano la compresenza d’un mestiere chiaro e d’un cuore che sa restare lontano [f.t.].


Forma divina. Saggi sull’Opera lirica e sul balletto Fedele d’Amico, a cura di Nicola Badolato e Lorenzo Bianconi Firenze, Olschki Editore, 2012

I due tomi raccolgono ottanta saggi di Fedele d’Amico, apparsi per lo più in programmi di sala, scritti tra il 1950 e il 1988. Giorgio Pestelli, nella sua Prefazione, li chiama «Scritti servili», riprendendo una bella formula di Garboli per i suoi scritti frutto di committenza. Servili e impegnati, aggiunge Pestelli, perché «d’Amico non ha mai fatto questione di generi per impegnare tutto se stesso in quanto veniva scrivendo; ogni occasione era buona per mettere alla prova le convinzioni che stavano alla base del suo pensiero critico». Saggi limpidissimi, scritti in un linguaggio accessibile anche per amanti, ma non esperti, d’Opera. Di particolare interesse per chi si occupa di teatro, non solo perché trattano di teatro musicale, ma anche perché d’Amico si concentra in primo luogo sul rapporto tra drammaturgia, parole e musica, tracciandone la storia opera per opera. Ma saltando poi, all’improvviso, verso considerazioni che ci mettono di fronte a quella sintesi misteriosa, a quella terra di nessuno che è il teatro, e non ai frutti della collaborazione tra scrittura e musica. Cosa viene dalle parole, cosa dalla musica, e cosa dalla felice confusione tra di esse? Così le interessanti considerazioni sulla Zerlina di Mozart-Da Ponte, per esempio, cedono all’improvviso il passo a riflessioni imprevedibili, che sembrano annullare, non tener conto, delle convenzioni accreditate del teatro musicale: «Contadina, [Zerlina] è scaltra, ma d’una scaltrezza ignara di sé. Sincerissima nel suo affetto per il fidanzato, cede a Don Giovanni come davanti a un inevitabile evento di natura; e per pura virtù di musica. È la “voce” di Don Giovanni ad incantarla, già nel recitativo secco, sì che dall’impalpabile ritmo di danza la contadina si sente già sollevata al livello del cavaliere e, nel riecheggiarlo, solo a varianti minime affida la sua risposta». È una vera riflessione sul teatro: parole, più musica, più i pensieri di chi ascolta. E poiché ci troviamo in un campo in parte coincidente con il nostro, ma diverso, ricordiamo anche la pubblicazione dell’imponente volume delle Lettere di Giuseppe Verdi, ampia scelta curata da Eduardo Rescigno, Torino, Einaudi, 2012.


Il corpo insorto nella pratica performativa di Habillé d'eau A cura di Ada d’Adamo Roma, Editoria & Spettacolo, 2012

La natura dell’atto, l’enigma della presenza. Individuati i perni della ricerca del gruppo fondato da Silvia Rampelli, Ada d’Adamo compie lo sforzo di tradurne in parole il lavoro sul corpo, il tempo, la durata, la pratica performativa. Il nome della compagnia, ricevuto in dono dal danzatore giapponese Masaki Iwana, innesca una riflessione della curatrice sull’eredità del But? e le sue declinazioni contemporanee, fino al rifiuto dell’etichetta e la radicalizzazione dei principi leggibili nel lavoro di Rampelli. A un’Introduzione e una lunga conversazione con la regista, seguono nel libro i materiali che agganciano la scrittura alla pratica: appunti per la scena, fotografie, scritti di osservatori come Andrea Porcheddu, Andrea Nanni, Piersandra Di Matteo, Romeo Castellucci, Paolo Ruffini. Documenti su un’indagine che sfugge alle categorie di teatro e di danza e rompe gli automatismi percettivi dello spettatore chiamato ad assistere alla manifestazione dell’essere, un’epifania [Samantha Marenzi].