Teatro e Storia

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Training! Come l'attore conquista la sua libertagrave; Nicola Savarese, Claudia Brunetto Roma, Dino Audino Editore, 2004

Percheacute; i danzatori, i cantanti, i musicisti, gli acrobati e gli sportivi si allenano e gli attori di teatro stentano a trovare una pratica di addestramento psicofisico? Esistono oggi training specifici per gli attori teatrali? In che cosa consistono? E in passato, nelle diverse tradizioni teatrali, esistevano forme di allenamento simili ai training moderni? Questo libro risponde a queste domande con un'antologia di saggi di attori, registi e studiosi specialisti di teatro che hanno affrontato la necessitagrà di una tirocinio psicofisico dell'attore, la preparazione del suo corpo-mente. Si percorre così l'evoluzione storica della formazione dell'attore teatrale dalle antiche tradizioni d'Oriente e d'Occidente fino alle forme contemporanee che contemplano varie forme di training: un universo di pratiche e di esperienze nella consapevolezza che il training, nelle sue manifestazioni esemplari, è uno spazio di autonomia dell'attore, un'attività che si distacca dalla pratica di semplici esercizi per divenire l'irrinunciabile linfa della sua libertà di uomo e di artista. Testi di Paul Allain, Suresh Awasthi, Eugenio Barba, Duccio Bellugi Vannuccini, Augusto Boal, Bertolt Brecht, Roberta Carreri, I Nyoman Catra, Ananda Coomaraswamy, Jacques Copeau, Edward Gordon Craig, Fabrizio Cruciani, Marco De Marinis, ètienne Decroux, Jerzy Grotowski, John Istel, Gai Jiaotian, Ron Jenkisns, Libanio, Vsevolod Mejerchol'd, Cesare Molinari, Yoshi Oida, Franco Ruffini, Richard Schechner, Mirella Schino, Konstantin Stanislavskij, Lee Strasberg, Ferdinando Taviani, Larry Tramblay, Evgenij Vachtangov, Julia Varley, Ian Watson, Phillip Zarrilli, Zeami.


Racconti del Grande Attore. Tra la Rachel e la Duse Mirella Schino Cittagrave; di Castello, Edimond, 2004

L'arte del Grande Attore è rimasta misteriosa. Dei suoi metodi sappiamo pochissimo, e quel che sappiamo è quasi sempre al livello degli aneddoti e della superficie. Come pensassero o come si preparassero attori e attrici quali Rachel, Irving, Eleonora Duse; come riuscissero a creare l'effetto di sussurrare all'orecchio di ciascuno dei loro spettatori, possiamo arguirlo solo mettendo assieme frammenti e testimonianze. E bencheacute; il tempo passato sia poco, ci troviamo nella stessa condizione di archeologi che abbiano letto le descrizioni di statue perdute e ritrovino poi qualche frammento di marmo senza più i suoi colori. Così, come spesso avviene quando il senso dell'assenza prevale, il gusto del racconto prende il sopravvento, con le sue digressioni e le sue diramazioni. Prevale, cioè, il piacere di narrare le storie dei grandi personaggi e di chi li guardava.