Teatro e Storia

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Il corpo scenico Roma Clelia Falletti (a cura di) Editoria amp; Spettacolo, 2008

Nella collana "Antigone" diretta da Roberto Cruciani, dell'editore romano Editoria amp; Spettacolo, è uscito il libro Il corpo scenico, a cura e con un'Introduzione di Clelia Falletti, in cui l'eredità della ricerca teatrale del primo Novecento viene legata insieme alla ricerca dell'ISTA e alle recenti scoperte delle neuroscienze cognitive. Il libro raccoglie e propone in un unico volume gli scritti di due preziosi volumetti da lungo tempo esauriti: gli scritti del primo volume della collana "Teatro Eurasiano" (1990), Il corpo scenico ovvero La tradizione dell'attore, e parte degli scritti del secondo volume della stessa collana, Tecniche della rappresentazione e storiografia (1992). Raccolti nel nuovo volume, e accompagnati da un corredo di illustrazioni, sono brani da Craig, Brecht, Zeami, Appia, Artaud, Stanislavskij, il Natyashastra, Ejzenstejn, Dullin, Sadoshima Chogoro, Mei Lanfang, Copeau, Mejerchol'd, Fukuoka Yagoshiro, Decroux, e ancora Sanjukta Panigrahi, Varley, Wethal, Oshima, Carreri; e le riflessioni di Cruciani, Hoff, Guccini, Pradier, Barba (C.F.).


In cammino con lo spettatore. Laggiugrave; soffia - Era - In carne e ossa Stefano Geraci (a cura di) Firenze, La Casa Usher, 2008.

Alla fine degli anni degli anni Ottanta, tre opere teatrali, create da un piccolo, combattivo ma già famoso centro di ricerca teatrale (oggi diventato Fondazione Pontedera Teatro), hanno attraversato i panorami teatrali sul filo del paradosso. Cinque, sei spettatori-testimoni percorrevano le vie della cittadina di Pontedera sotto la guida di uno strano performer alla caccia delle segrete corrispondenze tra le pagine del Moby Dick di Melville e la realtà circostante. Altre figure attraversavano il loro cammino fino ad assumere le sembianze di un narratore, di un costruttore di bare, di un'enigmatica ragazza che nel finale di questo percorso incarnava con una danza struggente la visione della Balena Bianca. In pochi anni (dal 1987 al 1990) a questa prima opera, intitolata Laggiù soffia, se ne aggiungeranno altre due: Era, "in viaggio nelle due città", e In carne e ossa, "viaggio nella mente che sogna". Quelle opere - presentate insieme nel 1991 sotto il titolo Trilogia - avevano mostrato, attraverso una forma di pacato estremismo, la possibilità concreta di costruire un'esperienza reale, un risveglio percettivo, dove gli spostamenti fisici, la sincronicità tra racconto e realtà coinvolgevano i partecipanti in un alternarsi di radicale vicinanza e di struggente lontananza con il gruppo degli attori guida. Il volume, In cammino con lo spettatore. Laggiù soffia - Era - In carne e ossa (La Casa Usher), a cura di Stefano Geraci, attraverso le immagini e gli scritti di storici del teatro, testimoni partecipi e protagonisti della Trilogia (Roberto Bacci, Piergiorgio Castellani, Fabrizio Cruciani, Piero Giacchè, Francois Kahn, Benedetto Saraceno, Mirella Schino, Ferdinando Taviani, Ugo Volli, Maurizio Buscarino, Marianne Ahrne) s'interroga sugli snodi e le domande aperte allora da quell'esperienza cruciale.


Teatri luoghi cittagrave; Raimondo Guarino (a cura di) Roma, Officina Edizioni, 2008.

Contiene, oltre all'Introduzione di Raimondo Guarino, scritti di Roberto Bacci, Pino Di Buduo, Fabrizio Crisafulli, Andreas Staudinger, Benno Plassmann, Enrica Zampetti e "formazero" (Davide Franceschini, Antonio Venti). Teatri luoghi città è una raccolta di contributi e testimonianze d'autore su progetti di azione, ricerca e spettacolo che negli ultimi trent'anni hanno prodotto ipotesi di trasformazione ambientale e relazionale in aree urbane. Le riflessioni vertono prevalentemente sulle transazioni tra identità, tecniche e culture del teatro e memorie, comunità e istituzioni locali. Nell'arco di pochi decenni, l'attenzione per la specificità del luogo è diventata un fattore diffuso delle strategie dei gruppi teatrali e delle diaspore e condensazioni del fare artistico in generale, seguendo lo sviluppo e la revisione di esperienze radicali del Novecento, coniugandole alle esplorazioni della ricerca antropologica e sociologica, tra persistenze dell'attivismo politico e postazioni della ricerca sul campo.


Pupi e attori, ovvero l'Opera dei Pupi a Catania, Storia e documenti Bernadette Majorana Roma, Bulzoni, 2008

L'autrice non s'è fatta irretire nel recinto storiografico "Opera dei Pupi": insegue i fatti e le persone senza darsi pensiero del genere. Viene così ricostruita la storia e le discendenze di tre famiglie di teatranti (i Crimi, i Napoli e i Grasso), che a volte vestono loro stessi i costumi dei loro personaggi di legno, divengono attori, dai piccoli palcoscenici dei Pupi passano, come nel caso del celeberrimo Giovanni Grasso, alla grande scena del teatro in carne ed ossa. L'autrice non ci fa perdere tempo con problemi di generi definizioni e confini. Riporta in vita un passato che non ha niente a che fare con le forme delle cosiddette "tradizioni popolari", e che è tutto trasmutazioni e divenire. Approda a Giovanni Verga, che forse fu il primo, nelle novelle di Don Candeloro e C i, a vedere i Pupi accanto alle altre vite di teatro ed a capirne non i colori, ma la sostanza professionale. Ci accorgiamo, dopo aver letto questo nodo di storie catanesi, che in esse si riverbera non solo la Sicilia fra Otto e Novecento ma anche, straniato, un teatro-mondo non sminuzzato secondo i capitoli dei manuali. Sui Pupi di Sicilia sono stati pubblicati splendidi volumi di foto. Il capitolo fotografico in calce al volume, sùbito prima d'una bibliografia di prim'ordine, sembra un diario disordinato e un po' arcaico fatto di istantanee. Foto vecchie. Senza voglie. Come vive. Fra le teste dei Pupi, troviamo quella di Pitrè; vediamo dei ragazzini colti dall'obiettivo mentre giocano ad imitare i Pupi per strada o sul terrazzo di casa; troviamo un autoscatto di Verga in compagnia di Capuana; il multiforme volto di Grasso; Ernesto Rossi che fa Otello anche lui. E un volto che emerge da una foto corrosa, che sembra uno di quei banditi fotografati ed esposti dopo la cattura, sofferenti ed offesi anche post mortem. E invece è la testa di legno di Senapo re d'Etiopia, detto anche Prete Gianni, ispida, barbuta, dotata di occhi e bocca mobili (F.T.).


Il teatro di Eleonora Duse, Mirella Schino (nuova edizione riveduta e ampliata) Roma, Bulzoni, 2008

Una riedizione aumentata di tre nuovi capitoli e un'Appendice, oltre agli ovvi aggiornamenti bibliografici. La Duse è vista al centro del suo mondo: al lavoro fra i suoi attori, di fronte al suo pubblico. Fu un'attrice capace di èreèarare, con attenzione, passione e freddezza, tanto le reazioni dei suoi spettatori quanto quelle degli attori intorno a lei. Anche la sua capacità di esplodere in scena, facendo dimenticare tutto quello che la circondava, era un effetto di questa strategia, precisa e flessibile, che coinvolgeva le prove, lo spettacolo, la vita in comune con la sua gente, e toccava, o sembrava toccare, persino la dimensione privata dei suoi spettatori. Poco propensa alle partenze fisse e ai gesti ripetuti, la Duse orchestrava reazioni, emotive e fisiche, e le elaborava con la stessa cura e la stessa precisione con cui altri maestri della scena, in quegli anni, orchestravano i loro spettacoli. Per questo Luchino Visconti ha perfino parlato di lei come di una "regista".


Storia del Living Theatre, Conversazioni con Judith Malina Cristina Valenti Corazzano, Titivillus, 2008

Il 10 aprile 2015, è morta Judith Malina. La ricordiamo in altra zona della rivista. Ma la sua morte ci spinge a ri-segnalare il volume, fondamentale quanto appassionante, di Cristina Valenti, nuova versione aggiornata e accresciuta del volume Conversazioni con Judith Malina. L'essenziale, su questo libro, lo ha dette la Malina stessa, nella sua introduzione: "Cristina Valenti e io abbiamo parlato insieme per oltre due anni, in camere d'albergo, bar, camerini, nei ridotti e nei corridoi di innumerevoli teatri di tante città. E io ho riversato su di lei le storie e le esplorazioni della mia vita. Ho vagato parecchio, fra momenti eternamente vividi e altri non sempre chiari. Ho fatto digressioni. E Cristina ha tirato fuori le cose migliori che so e mi ha stimolata costantemente ad osservare più in profondità i momenti significativi della storia del Living Theatre ["...] Così, anche se le parole sono le mie, rimango attonita di fronte a quello che il dialogo ha svelato. E se c'è qualcosa che manca in questo libro, è la forza delle domande rivoltemi da Cristina, che lei ha generosamente semplificato il più possibile per lasciare a me la parola". (Mirella Schino)


Raffaele Viviani, La compagnia, Napoli e l'Europa Valentina Venturini Roma, Bulzoni, 2008

Il volume vuole sgombrare il campo dai molti luoghi comuni su Viviani (la pretesa ristrettezza d'una cultura esclusivamente regionale, il "ghetto" napoletano in cui è stata rinchiusa la sua arte, la nascita quasi casuale della sua compagnia, l'ostracismo subito dal regime fascista), per osservare invece l'artista nel contesto materiale del teatro, fra le necessità pratiche della scena. L'autrice mette in risalto come Viviani abbia avuto da subito la lungimirante ambizione di non lavorare soltanto per il proprio successo di attore-capo, di drammaturgo-protagonista, ma per la qualità e l'efficacia della compagnia nel suo insieme e la solidità della sua impresa teatrale, in modo da riuscire a creare il suo teatro, un teatro reinventato quasi di sana pianta, di cui fosse autore, regista, attore protagonista e maestro di attori. Un teatro fuori misura e fuori norma, un'eredità che rimane ancora da esplorare.


Storia del Living Theatre, Conversazioni con Judith Malina Cristina Valenti Corazzano, Titivillus, 2008

Nuova versione aggiornata e accresciuta del volume Conversazioni con Judith Malina. Il 10 aprile 2015, è morta Judith Malina. La ricordiamo in altra zona della rivista. Ma la sua morte ci spinge a ri-segnalare il volume, fondamentale quanto appassionante, di Cristina Valenti. L’essenziale, su questo libro, lo ha dette la Malina stessa, nella sua introduzione: “Cristina Valenti e io abbiamo parlato insieme per oltre due anni, in camere d’albergo, bar, camerini, nei ridotti e nei corridoi di innumerevoli teatri di tante città. E io ho riversato su di lei le storie e le esplorazioni della mia vita. Ho vagato parecchio, fra momenti eternamente vividi e altri non sempre chiari. Ho fatto digressioni. E Cristina ha tirato fuori le cose migliori che so e mi ha stimolata costantemente ad osservare più in profondità i momenti significativi della storia del Living Theatre […] Così, anche se le parole sono le mie, rimango attonita di fronte a quello che il dialogo ha svelato. E se c’è qualcosa che manca in questo libro, è la forza delle domande rivoltemi da Cristina, che lei ha generosamente semplificato il più possibile per lasciare a me la parola”. (Mirella Schino)