La linea verticale. Masaki Iwana e il Butō Bianco
Abstract
Il Dossier costituisce un primo tentativo di dar conto di una esperienza – e di un artista – importanti. Danzatore butō di seconda generazione, film-maker, autore di una personale via alla danza e di una articolata concezione del corpo e del movimento, Masaki Iwana è stato maestro di diverse generazioni di performer incontrati in tutto il mondo e che spesso lo hanno seguito nei progetti artistici e pedagogici organizzati nella sua Maison du Butoh Blanc, in Normandia. I materiali e i contributi raccolti nel Dossier provengono da una lunga frequentazione diretta con lui e con i suoi insegnamenti. Al saggio di Samantha Marenzi è stata aggiunta una appendice con un diario di un seminario di particolare rilievo. L’intervento di Alessandra Cristiani dà conto di anni di collaborazione e studio. Perno del Dossier sono gli estratti dell’ultima raccolta di scritti di Masaki Iwana, Solitary Body (2021), proposti in traduzione italiana. In chiusura, una lettera della sua vedova, la danzatrice Moeno Wakamatsu racconta quel che accade della casa, luogo di seminari, esperienze, di una vita di lavoro, e dello sforzo di trasformarla in un archivio, in un luogo di memoria.
Parole chiave
Butoh, Masaki Iwana
Samantha Marenzi
Samantha Marenzi insegna al Dams dell’Università Roma Tre. Studia i rapporti tra arti visive e performative, il Butō, e alcune figure prominenti del teatro del Novecento come Antonin Artaud e Edward Gordon Craig. Partecipa a diversi gruppi di ricerca e coordina un progetto di indagine sulla fotografia di danza che produce convegni, pubblicazioni, laboratori, esposizioni e con cui dirige il sito/archivio www. fotografiaedanza.it. Si forma come danzatrice con i maestri giapponesi Masaki Iwana e Akira Kasai. Nel 2000 fonda con altri performer il gruppo Lios col quale organizza per dieci anni la rassegna di danza butō Trasform’azioni. Fotografa esperta in tecniche analogiche, realizza e cura mostre incentrate sul corpo e sulla danza. Con l’associazione Le Decadi anima progetti di ricerca visiva e performativa. Collabora con diversi festival in qualità di studiosa, co-curatrice, artista. È membro del comitato di redazione di «Teatro e Storia».