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Danza e Teosofia sullo sfondo del fascismo. La formazione di Cesarina Gualino nelle lettere dal 1922 al 1929

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Abstract

Attraverso la corrispondenza di Cesarina Gualino, musa e mecenate, pittrice e danzatrice, possiamo toccare con mano l’intreccio, noto, ma mai valutato fino in fondo, tra nuova danza, aspirazioni emancipazioniste o nuovi modelli femminili, e nuove forme di spiritualità. È un intreccio determinante in Europa, mentre in Italia nuova danza ha significato molto spesso solo nuove forme. In più, in Italia, la danza viene assimilata ai problemi sulla ginnastica, all’educazione femminile e alle declinazioni proprie del fascismo sul tema, molto diffuso, del recupero dell’antichità. Le lettere a Cesarina, conservate nell’Archivio Gualino di Roma, ruotano attorno alla sua formazione. È un’avventura artistica apparentemente disgiunta dalla politica, ma va invece considerata sullo sfondo dell’avvento e del consolidamento del regime fascista. È inoltre un’avventura impregnata del dialogo tra diversi linguaggi artistici, e che lascia intravedere quel mondo trasversale che è la Teosofia, radunato in quel periodo attorno alla figura di un nuovo Messia. Tra i carteggi dell’Archivio, gli anni scelti sono quelli dal 1922 al 1929. Il contributo è seguito da tre schede di materiali commentati: un articolo sulle danze della Gualino e del suo gruppo apparso su una delle riviste sportive promosse dal regime; un articolo sui Sakharoff, a cui la Gualino era particolarmente legata, apparso su uno dei periodici della Società Teosofica; dei brevi estratti dei suoi diari degli anni Trenta.

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