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Una storia in chiaroscuro: Pirandello e il Teatro d'Arte come strumenti di soft power

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Abstract

A metà anni Venti, Mussolini e il fascismo individuano in Pirandello e nel Teatro d’Arte dei formidabili strumenti di propaganda: l’attento lavoro delle autorità diplomatiche rende le numerose tournée internazionali del drammaturgo e della sua compagnia degli esempi tangibili del fermento della “nuova Italia” e dei momenti centrali per la diffusione all’estero della cultura italiana contemporanea. Attraverso la ricca documentazione conservata presso l’Archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, lo studio indaga l’effettiva ricezione di Pirandello sui mercati stranieri e la diversa fortuna in Europa e America latina, offrendo al contempo uno sguardo inedito sul controverso rapporto tra il drammaturgo e il regime. Muovendo dal caso pirandelliano, il saggio propone un primo inquadramento delle strategie che a partire dagli ultimi anni dell’età liberale introdussero le arti performative nel variegato arsenale della diplomazia culturale italiana, dimostrando come anche nell’ambito del soft power la scena teatrale degli anni Venti si dimostri vitale e aperta a percorsi inattesi.

Parole chiave

Fascismo


Matteo Paoletti

Matteo Paoletti è ricercatore (RTDb) in Discipline dello spettacolo presso l’Università di Bologna e svolge le sue ricerche nell’ambito dell’organizzazione ed economia dello spettacolo, della regia lirica e delle relazioni teatrali tra Italia e Sudamerica. È stato Addetto culturale presso la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Ha pubblicato con Cambridge University Press e collabora con «Teatro e Storia» dal 2019.