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A theatre that is more than theatre. Dialogo immaginario con Ferdinando Taviani sul teatro in carcere

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Abstract

Carcere e teatro sono fratelli, il loro luogo è quello del manifestarsi estremo della vita, del forare i confini del tempo e cancellare, per la durata della rappresentazione (o della prova), quelli tra la vita reale e la vita della scena. Gli estremi si attraggono e riescono a toccarsi scoprendosi l’uno parte dell’altro. Due in particolare sono gli snodi problematici evidenziati dal saggio: la dislocazione atipica di questo teatro “transgenere” nel contesto di quelli che Taviani definiva “teatri passamuri”, e il problema della natura artistica o risocializzante della sua azione, della sua posizione nel dibattito fra etica ed estetica.


Valentina Venturini

Valentina Venturini insegna Problemi di storiografia dello spettacolo, Culture teatrali comparate e Tradizioni, mestieri, teatro vivo all’Università Roma Tre. I suoi studi interessano, in particolare: il Cunto e il teatro dei Pupi, con riguardo al quale sta ora conducendo una specifica ricerca che interessa lo sviluppo di questa arte in Argentina nella metà del secolo scorso; il teatro in carcere e nel sociale; il teatro napoletano tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. È autrice di varie pubblicazioni tra monografie, curatele e saggi sui temi delle sue ricerche. Per «Teatro e Storia» ha scritto sui rapporti tra il teatro dei pupi e Cervantes (2015), sulle scritture teatrali (2011), sulle origini del teatro dei pupi (2010), su Raffaele Viviani (2006 e 2002), sulla famiglia d’arte Salvini (2004).