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Un po’ prima dell’ISTA. Lettera a Renzo Vescovi

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Abstract

Il nostro regista, Renzo Vescovi, è morto di domenica, all’improvviso, in poche ore. Con la sua morte ci siamo trovati di fronte a un baratro. L’unica cosa che ci ha salvati è stata la nostra attività: dovevamo fare uno spettacolo vicino Trieste qualche giorno dopo. E avevamo un festival da preparare entro 20 giorni. Quando bisogna fare lo spettacolo, bisogna farlo. Non c’è nulla che possa far cambiare i piani. Dovevamo affrontare il problema delle banche, il problema del mercato, il problema artistico. Ma soprattutto dovevamo affrontare un altro problema, più grande di tutti: che senso ha che un gruppo costruito intorno a un regista-leader continui a vivere dopo la sua morte? Abbiamo continuato a vivere giorno per giorno, senza cercare una risposta a questa domanda terribile. Son passati più di dieci anni, siamo ancora vivi. Siamo sopravvissuti, senza di lui. Grazie a lui, a quel che ci aveva insegnato. A quel che gli abbiamo dato, in tanti anni. A quel che ci ha restituito, in tanti anni. A quel che ci siamo scoperti in mano quando è morto, come se ci avesse lasciato una eredità sepolta profondamente entro ognuno di noi.