Percorsi di confine: il teatro dell’estasi. Lavoro su di sé e performance nelle “Vitae” delle bizzoche
Abstract
Il saggio analizza le pratiche devozionali delle bizzoche italiane, con particolare riferimento a un ambito cronologico e geografico – quello dell’Italia centrale della fine del sec. XIII e del principio del sec. XIV – in cui la pietà laicale si espresse in forme particolarmente creative, sia nel contesto del movimento religioso femminile, sia nel quadro di altre esperienze, quale quella, incipiente, dell’associazionismo dei gruppi disciplinati. La più antica testimonianza relativa a una pubblica representatio della Passione promossa da una confraternita è del 1327. I fenomeni qui indagati (le azioni fisiche, il canto, la performance rituale, i processi immedesimativi dell’estasi) anticipano, talora di vari decenni, l’affermazione delle prime cerimonie drammatiche basate su repertori letterari. Non si tratta tanto di stabilire priorità cronologiche, quanto di richiamare in vita due campi dell’esperienza religiosa, uno più visibile, l’altro più sommerso, che contribuirono entrambi a dare forma a una cultura della rappresentazione di cui è possibile seguire gli esiti almeno fino al principio del XVI secolo.