Solitary Body. Estratti
Abstract
Il Dossier costituisce un primo tentativo di dar conto di una esperienza – e di un artista – importanti. Danzatore butō di seconda generazione, film-maker, autore di una personale via alla danza e di una articolata concezione del corpo e del movimento, Masaki Iwana è stato maestro di diverse generazioni di performer incontrati in tutto il mondo e che spesso lo hanno seguito nei progetti artistici e pedagogici organizzati nella sua Maison du Butoh Blanc, in Normandia. I materiali e i contributi raccolti nel Dossier provengono da una lunga frequentazione diretta con lui e con i suoi insegnamenti. Al saggio di Samantha Marenzi è stata aggiunta una appendice con un diario di un seminario di particolare rilievo. L’intervento di Alessandra Cristiani dà conto di anni di collaborazione e studio. Perno del Dossier sono gli estratti dell’ultima raccolta di scritti di Masaki Iwana, Solitary Body (2021), proposti in traduzione italiana. In chiusura, una lettera della sua vedova, la danzatrice Moeno Wakamatsu racconta quel che accade della casa, luogo di seminari, esperienze, di una vita di lavoro, e dello sforzo di trasformarla in un archivio, in un luogo di memoria.
Parole chiave
Il corpo solitario, Butoh
Masaki Iwana
Masaki Iwana (1945-2020) è stato un danzatore butō di seconda generazione. Ha iniziato la sua ricerca corporea nel 1975 dopo una carriera da attore. Ispirato dai fondatori del Butō, non si è formato direttamente con loro ma ha perseguito un metodo personale che lo ha condotto al suo Butō Bianco. Alla fine degli anni Ottanta ha lasciato il Giappone per trasferirsi in Francia dove è rimasto attivo come artista e pedagogo fino alla sua morte. Nella bassa Normandia ha acquistato una fattoria dove ha trovato sede la sua Maison du Butoh Blanc. Lì ha tenuto per anni workshop internazionali e ha concretizzato i suoi progetti artistici, dalla pubblicazione dei suoi scritti alla creazione dei suoi assoli di danza. Negli anni Duemila ha iniziato la sua attività di regista di lungometraggi inaugurando una sperimentazione sulla presenza del corpo e della danza nel linguaggio cinematografico e realizzando quattro film. L’ultimo, il quinto, è rimasto incompiuto.