Drammaturgia in tempo di crisi. Lettera dalla Grecia. Lettera 64
Abstract
«Atene, 22 febbraio 2013. È passato da poco un temporale. In questa Atene che si risveglia da un acquazzone reale, il pensiero va alle metafore usate per definire il disastro economico della Grecia: ciclone, tempesta, terremoto, catastrofe. Mentre aziende e negozi chiudono, il teatro in Grecia sembra attraversare un momento positivo. Nascono nuove compagnie, si contano duecento produzioni in un anno, novità di testi e di drammaturgia, con una grande spinta delle giovani generazioni. È sintomo di un fermento culturale interessante, ma non corrisponde a una situazione di prospera serenità: il teatro sopravvive con grandi sacrifici. Si fa teatro in edifici occupati, garage o aree industriali dismesse, ci si arrangia, senza riscaldamento, con un tetto da riparare. I biglietti hanno costi più bassi, sono previsti ingressi gratuiti o ridotti per i disoccupati, oppure, negli spazi alternativi, ci si affida all’urna delle offerte volontarie da parte del pubblico. I finanziamenti statali mancano, ma nascono azioni di solidarietà creativa fra compagnie. Fioriscono le iniziative in co-produzione, le reti di compagnie teatrali con obiettivi comuni, i festival».