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La mia piazza. Lettera

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Abstract

Negli ultimi due anni mi sono ritrovata prima in Etiopia e poi nel Sud Sudan. Lo devo alla mia professione: attrice. Ho intravisto le miserie del Terzo Mondo, della dittatura, della guerra civile attraversando tutto questo da esterna, in modo protetto, come operatrice che osserva e interviene in un universo che non è il suo, ben sapendo che nell’arco di qualche mese tornerà a casa, nel benessere e nella sicurezza di un paese del Primo Mondo, sufficientemente democratico e in stato di pace. Ma è una consapevolezza che non protegge: per tutta la sua durata, la vita in missione ti strappa dalle tue abitudini, da tutto ciò che normalmente ti conforta, da quello che credi di sapere già del mondo. Ti porta via per calarti in un’altra dimensione, lontana dal tuo spazio e dal tuo tempo, dove di te non rimane più nulla se non l’essenziale. Ti disorienta per riportarti al tuo centro.

Parole chiave

Etiopia, Sud Sudan