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Meyerhold et les marionnettes

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Abstract

In una poesia del 1944 dal titolo Il tesoro, in cui Ejzenštejn evoca gli archivi del suo maestro Mejerchol’d, viene resa testimonianza di come quest’ultimo fosse in possesso di una marionetta giavanese e di come sapesse manipolarla con abilità, grazia e incanto, mostrandola come un modello nel corso delle lezioni per gli allievi attori dei suoi Studi.

A partire da queste memorie, il saggio segue le tracce dell’influenza e degli stimoli esercitati sull’opera e le ricerche di Mejerchol’d sulla biomeccanica dal teatro di marionette, quelle “meraviglie teatrali” che durante l’intero arco della sua biografia artistica rappresentarono una fonte privilegiata di ispirazione per trasformare la recitazione dei suoi attori e la loro relazione con il pubblico. I segni dell’interesse del regista russo per il teatro di figura – occidentale e asiatico – sono molteplici e attraversano tanto i suoi scritti quanto i suoi spettacoli. Come per altri maestri del teatro del XX secolo, anche per Mejerchol’d, attraverso l’indagine dei segreti della potenza espressiva della marionetta, è possibile non solo individuare una delle vie d’uscita dalla crisi del teatro, ma anche soluzioni a difficili problemi di regia, aprendo la possibilità di creare spettacoli differenti e fortemente anti naturalisti.

Parole chiave

Ejzenštejn, Teatro di figura